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Per genitori e altri alieni

I manga sono i fumetti, gli anime le animazioni, film o serie TV animate giapponesi. Di solito viene prodotto prima il manga, poi di seguito viene animato in un film singolo o in una serie, a seconda del successo di pubblico.

Guardare ad essi solo come un prodotto culturale o subculturale esotico è un grave errore di valutazione. Errore che spesso gli adulti e la generazione dei boomer e degli X compiono, ossia tutti quelli che hanno dai 50 anni in su oggi.

La realtà è che i manga e gli anime costituiscono la letteratura popolare globalizzata e cross culturale che influenza pesantemente le culture del Terzo Millennio. I manga e gli anime possono essere usati come strumenti influenti per la sensibilizzazione al disagio psicologico, alla inclusione sociale e contro i vari stigma.

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Cinema e psiche

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Il cinema, tra noi

Tre modi di abitare le immagini: guardarci insieme, superare i pregiudizi, inventare nuove visioni.

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venerdì 15 settembre 2017

Jululu viaggio musicale in un angolo di Africa nel sud Italia. Venezia 74 Mostra Internazionale di Cinema MigrArti 2017

Vincitore del Progetto MiBAC MigrArti 2017 Miglior regia di Michele Cinque alla 74. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Il cortometraggio, presentato il prossimo 7 settembre a Venezia, è nato da un’idea di Sestilia Pellicano e Yvan Sagnet ed è stato prodotto dalla Lazy Film. La fotografia è di Stefano Usberghi e la regia di Michele Cinque.
Jululu è un viaggio musicale in un angolo di Africa nel sud Italia, nelle vaste piane coltivate a pomodoro nella provincia di Foggia. Badara Seck, musicista griot senegalese, come una guida sciamanica, attraversa questi luoghi alla ricerca di Jululu, l’anima collettiva africana, fino ad arrivare in uno dei ghetti dove si riversano i lavoratori agricoli immigrati per la stagione della raccolta.




Ricordatevi, non esiste il cibo a basso costo, se esiste è perché qualcun altro ne ha già pagato parte del prezzo




Yululu, film di testimonianza in forma di breve narrazione poetica, ha gli occhi profondi di un ragazzo del Camerun che oggi porta avanti il senso di una lotta non ancora vinta. Yululu ha la memoria di Yvan Sagnet, la sua determinazione, la sua costanza, la sua scelta morale, tradotte in una piccola storia. Quindici minuti tra i volti stanchi e i desideri sussurrati in penombra, tra l’esercizio della pazienza e la ricerca di un perché, provando a immaginarsi il domani. I giovani braccianti delle prigioni agricole sognano di cantare, di viaggiare, di aprirsi una parrucchieria o di fare successo con una band. E i loro canti, le preghiere, i rari momenti di musica e di evasione, le chiacchiere sottovoce, i pochi minuti al telefono coi genitori, sono gli indizi di un’umanità che resta, nonostante tutto. L’Italia del terzo millennio è anche qui. Tra colpe antiche, incapacità o connivenze attuali, rimozioni puntuali.





L’assenza dello Stato produce un’altra legge: il ghetto è necessario al sistema economico



Solo poco più di un mese fa si concluse con undici persone condannate, con una sentenza in primo grado della Corte d’Assise di Lecce, l’inchiesta SABR del procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone e dei Carabinieri del Ros nata nel 2008 e terminata nel 2011 in concomitanza della rivolta nella masseria Boncuri con a capo Yvan Sagnet, a Nardò in provincia di Lecce. La sentenza del presidente Roberto Tanisi, la prima in Italia per “riduzione in schiavitù”, conferì agli imputati undici anni di reclusione e l’interdizione dagli pubblici uffici. La vicenda fu raccontata nel libro Ama il tuo sogno da Sagnet medesimo.





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ecvviva evviva

  un classico indimenticabike